10 luglio 2014


Discarica Martucci: il governo Renzi temporeggia sulla costituzione di parte civile

Il Ministro Galletti (Ambiente) risponde alla terza interrogazione di L’Abbate (M5S), glissa sulle evidenze dei documenti e sul danno ambientale e attende di avere il nulla osta dal Consiglio dei Ministri per adoperarsi nella fase dibattimentale del processo 
A quasi sette mesi da quel 18 dicembre 2013, giorno in cui fu depositata a Montecitorio, e a circa tre mesi dal sollecito effettuato dal suo primo firmatario, il deputato di Polignano Giuseppe L’Abbate (M5S), giunge finalmente la risposta alla terza interrogazione sulla megadiscarica Martucci. Alla luce del decreto legislativo 152 del 2006 che stabilisce che “è compito del Ministro dell’Ambiente sia in caso di minaccia di danno ambientale sia in caso di danno ambientale verificatosi, imporre ai soggetti responsabili l’adozione di misure preventive e di sostituirsi loro nell’adottarle”, L’Abbate ha chiesto al Ministro Gian Luca Galletti se intendesse “valutare un immediato intervento per avviare le procedure per il risarcimento del danno ambientale subito a causa del ritardo nell’attivazione delle misure di precauzione, di prevenzione o di contenimento del danno stesso”.

Ma il Ministro del Governo Renzi, nella sua risposta, non ha fatto altro che ribadire ciò che già aveva affermato lo scorso 17 aprile in Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati. Ovvero che “in questa fase del procedimento, non è possibile effettuare la costituzione di parte civile essendo essa perfezionabile, una volta ottenuta l’autorizzazione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, solo all’udienza preliminare o dibattimentale o comunque (in quanto atto perfezionabile fuori udienza) solo dopo che sia stata esercitata l’azione penale da parte della Procura della Repubblica all’esito della fase delle indagini preliminari, con la formulazione dell’imputazione e la richiesta di rinvio a giudizio. Si conferma, tuttavia, quanto già in precedenza rappresentato circa l’intenzione del Ministro dell’Ambiente di esercitare, nel caso di specie, la facoltà di costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni conseguenti da reato, ivi compreso il danno ambientale, una volta che esso sarà proceduralmente consentito”.

Tutto ciò, nonostante il deputato L’Abbate ( nella sua interrogazione parlamentare aveva già sottolineato con documenti alla mano che sin dal “Piano regionale dei siti potenzialmente contaminati ai sensi del decreto ministeriale 16 maggio 1989”, il primo lotto della megadiscarica Martucci fu inserito dall’ENEA tra i siti da bonificare addirittura al 25esimo posto tra quelli più a rischio (su un totale di 289) mentre la “vecchia discarica comunale”, non controllata e non autorizzata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 915/1982, fu inserita al 140esimo posto. E nonostante in contrada Martucci siano presenti doline e inghiottitoi tipici dei territori carsici, come evidenziato sia nel libro-inchiesta “L’ultimo chiuda la discarica” di Pietro Santamaria sia dalla Procura di Bari che, a seguito del sopralluogo del 31 gennaio 2013, riscontrò “la presenza di vore”. Tanto che il Comitato tecnico provinciale, il 12 marzo 2013, ha affermato che “l’intervento non è coerente con le prescrizioni di normativa”. Infatti, il decreto legislativo n. 36 del 2003 afferma che le discariche non vanno ubicate “in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale”.

E se la valutazione di impatto ambientale per l’impianto complesso di trattamento dei rifiuti, con annessa discarica, si concluse con esito positivo ‘esclusivamente in considerazione del contesto determinatosi nella Regione Puglia in materia di smaltimento rifiuti e della conseguente e persistente emergenza e con lo scopo di completare il ciclo integrato di gestione dei rifiuti’ – commenta il deputato L’Abbate (M5S) – Oggi, alla luce delle coraggiose denunce e del conclamato danno ambientale esistente in questo territorio del sud-est barese, non comprendiamo come il Ministro dell’Ambiente possa ancora temporeggiare. Il nostro fiato sul collo non mancherà e presseremo il Governo Renzi affinché si costituisca parte civile, nell’interesse di tutti i cittadini di Conversano, Mola e Polignano”. 


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